Segnalazioni CRIF per società: nessuna comunicazione preventiva

Le segnalazioni CRIF circa i ritardi od in mancati pagamenti di rate di finanziamenti devono essere precedute da una comunicazione preventiva solamente per i consumatori

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L’obbligo del preavviso di segnalazione alle Banche dati tenute in caso di mancato o ritardato pagamento delle rate di finanziamento vige esclusivamente per quei soggetti che rivestono la qualifica di “consumatore” e non anche a chi riveste la qualifica di imprenditore.

Da ciò ne deriva l’inapplicabilità delle norme poste a tutela del consumatore in quanto “l’obbligo di preavviso di segnalazione al CRIFF al cliente opera solo a favore del consumatore e non a favore dell’ente societario operante professionalmente in chiave imprenditoriale”. Questo è il principio espresso dal Tribunale di Chieti, Giudice Nicola Valletta, con la sentenza n. 416 del 10.06.2019.

La segnalazione “in sofferenza” di una società nella Centrale Rischi della Banca d’Italia non deve essere preceduta da un preavviso, dato che la circolare n. 139 del 1991 della Banca d’Italia (così come successivamente modificata) prevede semplicemente l’obbligo dell’intermediario di informare per iscritto il cliente la prima volta che procede alla segnalazione a sofferenza, senza affatto specificare che tale avviso sia preventivo rispetto alla segnalazione, dato che l’obbligo di preavviso è previsto dall’art. 125 comma 3 t.u.b. unicamente con riguardo alle segnalazioni riguardanti i consumatori”.Questo il principio espresso dal Tribunale Ordinario di Chieti, Sezione distaccata di Ortona, Giudice Marcello Cozzolino, con l’ordinanza del 21.06.2018.

L’art. 125, comma 3, del Testo unico bancario prevede che il preavviso di segnalazione, per le segnalazioni in Centrale dei Rischi, sia dovuto solamente ai soggetti consumatori e per le segnalazioni di tipo negativo (“3. I finanziatori informano preventivamente il consumatore la prima volta che segnalano a una banca dati le informazioni negative previste dalla relativa disciplina. L’informativa è resa unitamente all’invio di solleciti, altre comunicazioni, o in via autonoma.”).

Inoltre, nel capitolo II, sezione II, paragrafo 1.5 delle Disposizioni sulla Centrale dei Rischi emanate dalla Banca d’Italia si prevede che, a prescindere dalla qualifica del cliente (se consumatore o meno) l’informazione sia dovuta in caso di segnalazione a sofferenza [“Gli intermediari devono informare per iscritto il cliente e gli eventuali coobbligati (garanti, soci illimitatamente responsabili) la prima volta che lo segnalano a sofferenza.”].

Sul punto si rileva che tale obbligo non configura in alcun modo una richiesta di consenso all’interessato per il trattamento dei suoi dati.

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Per cui appare evidente che la segnalazione contestata non rientra nell’ambito applicativo della citata Circolare in quanto non è una segnalazione “a sofferenza”. Non rientra altresì nell’obbligo di informativa preventiva previsto dalla citata norma del TUB in quanto la segnalazione non è annoverabile fra quelle “negative previste dalla relativa disciplina”, posto che il rapporto segnalato non evidenzia “inadempimenti persistenti (crediti scaduti e/o sconfinanti da più di 90/180 giorni)” per i quali la medesima Circolare n.139/1991 prevede l’obbligo di informativa al consumatore ai sensi dell’art. 125, comma 3 del TUB. Peraltro, la medesima Circolare non indica che tale obbligo di informativa sia da estendersi a favore dei garanti.