La pena è raddoppiata: il caso Mimmo Lucano e le decisioni dei giudici

La pena decisa dal Giudice può essere anche superiore a quella richiesta dal Pubblico Ministero: ce lo ricorda il caso di Mimmo Lucano

La condanna

Ha fatto parlare molto di sé l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano, quando nel 2018 era stato coinvolto in un’inchiesta della Procura di Locri e accusato di diversi reati contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica e il patrimonio.

A distanza di alcuni anni, l’ex sindaco torna a far parlare di sé per la pesante condanna inflittagli dal Tribunale di Locri, caratterizzata per essere addirittura superiore a quella chiesta dal PM.

Infatti, mentre il Pubblico Ministero aveva richiesto la condanna a 7 anni e 11 mesi, il Giudice ha dato lettura del dispositivo pronunciando una sentenza di condanna a 13 anni e due mesi, quasi il doppio di quanto richiesto dal PM.

Le ragioni di tale decisione non sono ancora esplicite in quanto saranno esposte nella sentenza.

Dalla vicenda Lucano discende una riflessione: può il Giudice discostarsi così tanto dalla richiesta del PM?

PM e Giudice

Iniziamo con il precisare che il Pubblico Ministero è il magistrato titolare dell’azione penale, colui che la esercita e che domina le indagini.

Come dispone l’art 112 della Costituzione: “il Pubblico Ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale.”

Pertanto, il Pubblico Ministero è la figura che prima di tutti ricerca, esamina e conosce le prove che vengono poi esaminate e conosciute dal Giudice.

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Tuttavia, il Giudice è sempre libero di aderire o meno alle richieste del PM, siano esse di condanna o di assoluzione.

Il Giudice infatti, nella fase dibattimentale, a fronte dell’acquisizione delle prove, può giungere ad un proprio diverso convincimento e di conseguenza discostarsi totalmente dalle richieste del PM, non solo in riferimento alla condanna o all’assoluzione, ma anche in riferimento all’entità della pena.