I richiami acustici e “l’atteggiamento da caccia”: quando non è reato

I richiami acustici si possono detenere, ma attenzione all’atteggiamento da caccia, da questo dipende la sussistenza del reato

Le norme

I richiami elettronici sono vietati dalle normative per via della facilità con cui gli animali ne sono attratti, con conseguente alta possibilità di abbatterli.

Il divieto è sancito sia dalla Direttiva 2009/147/CEE (Direttiva Uccelli), che prevede all’allegato IV il divieto dell’utilizzo dei registratori, sia dalla Legge sulla caccia n. 157 del 1992.

In particolare, la legge n.157/92 stabilisce all’articolo 21 lettera r) il seguente divieto:
“usare a fini di richiamo uccelli vivi accecati o mutilati ovvero legati per le ali e richiami acustici a funzionamento meccanico, elettromagnetico o elettromeccanico, con o senza amplificazione del suono”.

La violazione di tale disposizione costituisce reato e comporta l’applicazione di una sanzione prevista all’articolo 30 lettera h) della medesima legge:

“l’ammenda fino a lire 3.000.000 per chi abbatte, cattura o detiene specie di mammiferi o uccelli nei cui confronti la caccia non è consentita o fringillidi in numero superiore a cinque o per chi esercita la caccia con mezzi vietati. La stessa pena si applica a chi esercita la caccia con l’ausilio di richiami vietati di cui all’articolo 21, comma 1, lettera r). Nel caso di tale infrazione si applica altresì la misura della confisca dei richiami.”

In merito alla sola detenzione di tali strumenti è intervenuta la Corte di Cassazione attribuendo particolare rilevanza “all’atteggiamento da caccia”.

La sentenza n.19653 del 27/02/2019

La Suprema Corte di Cassazione ha stabilito con la sentenza n. n.19653 del 27/02/2019 che “la sola detenzione di richiami acustici non costituisce atteggiamento da caccia

“Ai fini della configurabilità della contravvenzione di cui alla Legge n.157 del 1992 art. 21 lett. r), è necessario che la detenzione di richiami di genere vietato avvenga da persona in “atteggiamento da caccia”, desumibile da un insieme di elementi, quali la presenza in luogo di caccia e la detenzione di strumenti idonei allo scopo, sintomatici ed indicativi di un’attività volta alla soppressione o cattura di uccelli o animali in genere.

L’interpretazione della locuzione “atteggiamento da caccia” è ampia, ricomprendendo non solo l’effettiva uccisione o cattura della selvaggina, ma anche ogni attività prodromica o preliminare e comunque ogni atto desumibile dall’insieme delle circostanze di tempo e di luogo, che comunque appaia diretto a tal fine.”

Il caso affrontato dalla Corte di Cassazione riguardava dei soggetti che, seppure detentori di richiami vietati, erano comunque sprovvisti di armi o strumenti utili alla cattura di uccelli, mentre i cani da caccia presenti erano cani da ferma, che quindi si limitavano a puntare la selvaggina senza rincorrerla o catturarla.