L’ascolto del minore nel collocamento: salva l’interesse dello stesso

L’ascolto del minore: Con l’ordinanza n. 23804/21 la Cassazione pone l’accento sulla centralità dell’ascolto del minorenne se si deve decidere il collocamento

Ancora una volta siamo in presenza di un pronunciamento significativo della Corte di cassazione sez. Civile, la quale riafferma l’importanza dell’audizione di un minore per il quale debba essere deciso il collocamento in caso di separazione personale intervenuta tra i coniugi.

In maniera particolare, svincolandosi dalla soglia dei dodici anni che lo rende idoneo ad essere ascoltato, la Corte evidenzia la centralità di tale misura al fine di decidere che un bambino possa, come nel caso di specie esaminato, essere collocato dal padre anziché dalla madre.

Al di la dell’età formale prevista è importante richiamare la ratio legis alla base dell’ascolto del minore. La norma, infatti, richiede da parte del giudice una valorizzazione attuale e sostanziale del punto di vista del minore ai fini della decisione che lo concerne, nonché una una rigorosa verifica della contrarietà al suo interesse, delle valutazioni e aspirazioni espresse nel corso dell’ascolto.

I fatti

Lo ha chiarito la Corte di Cassazione, prima sezione civile, nell’ordinanza n. 23804/2021 in relazione alla vicenda conseguente alla cessazione degli effetti civili del matrimonio di una coppia e alla decisione del Tribunale di affidare i figli minori in via condivisa a entrambi i genitori, con collocazione prevalente presso il padre.

La Corte d’Appello, aveva respinto il ricorso materno e aveva confermato il provvedimento di primo grado. La donna aveva presentato le sue doglianze in Cassazione in quanto lamentava che la Corte territoriale avrebbe invalidamente omesso di motivare circa la mancata l’audizione del minore infradodicenne capace di discernimento.

La decisione della Cassazione

La contestazione è accolta dai giudici della Suprema Corte, i quali rammentano come l’audizione dei minori, già prevista nell’art. 12 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo è stata assorbita nelle procedure giudiziarie che li coinvolgono e, in particolare, in quelle relative al loro affidamento ai genitori, ai sensi dell’art. 6 della Convenzione di Strasburgo del 25 gennaio 1996.

Si legge: “l’ascolto del minore di almeno dodici anni, e anche di età minore ove capace di discernimento, costituisce una modalità, tra le più rilevanti, di riconoscimento del suo diritto fondamentale ad essere informato e ad esprimere le proprie opinioni nei procedimenti che lo riguardano, nonché elemento di primaria importanza nella valutazione del suo interesse” (Cass., 1474/2021).

Per tali ragioni, la Suprema Corte ritiene che l’audizione del minore infradodicenne, capace di discernimento, costituisca “adempimento previsto a pena di nullità, in relazione al quale incombe sul giudice un obbligo di specifica e circostanziata motivazione, tanto più necessaria quanto più l’età del minore si approssima a quella dei dodici anni”.

L’ordinanza, pone l’accento sull’importanza di una consulenza tecnica volta a fornire al giudice strumenti di valutazione per individuare la situazione più confacente all’interesse del minore.

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L’importanza dell’audizione del minore

Nel caso di specie, la volontà del minore di stare con la madre risultava palese  e tale volontà non è stata apprezzata tuttavia nella relazione depositata dal consulente tecnico d’ufficio le cui valutazioni hanno poi indotto in una falsa rappresentazione della situazione, oltre che dai giudici di primo grado, anche da quelli di secondo grado.

Gli Ermellini ritengono che Corte territoriale abbia violato la prescrizione normativa dell’ascolto del minore, nella prescrizione che richiede una valorizzazione attuale e sostanziale del suo punto di vista ai fini della decisione che lo concerne, e per questo la decisione sul collocamento del figlio viene cassata per consentire una nuova verifica.