La decadenza della responsabilità genitoriale: quando interviene

Il giudice può disporre d’ufficio per condotte del genitore sussistenti o possibili la decadenza della responsabilità genitoriale

Cos’è la responsabilità genitoriale

La responsabilità genitoriale è stata introdotta dal d.lgs. 154\2013   che ha riscritto gli articoli art. 315 e ss. del codice civile. Nell’art. 316 comma 1 Codice civile si legge: “Entrambi i genitori hanno la responsabilità genitoriale che è esercitata di comune accordo tenendo conto delle capacità, delle inclinazioni naturali e delle aspirazioni del figlio. I genitori di comune accordo stabiliscono la residenza abituale del minore”. Da notare é che la responsabilità genitoriale si ha in tutti i casi in cui vi siano dei figli, prescindendo dal fatto che questi siano nati all’interno o al di fuori del matrimonio. La responsabilità genitoriale ha quindi sostituito la vecchia potestà dei genitori.

La decadenza

L’art. 330 c.c. postula che, qualora il genitore vìola o trascura i doveri inerenti la responsabilità genitoriale o abusa dei relativi poteri, con grave pregiudizio del figlio, interviene la decadenza dalla responsabilità genitoriale.

In tale caso, e per gravi motivi, il giudice può altresì ordinare l’allontanamento dalla residenza familiare del genitore o convivente qualora sia reo di maltrattamenti o abusi.

I presupposti per la pronuncia di decadenza dalla responsabilità genitoriale

La pronuncia di decadenza attiene alle esigenze di tutela dell’incolumità dei minori derivanti dalla condotta pregiudizievole del genitore, dunque il presupposto è la grave violazione dei doveri inerenti la responsabilità genitoriale, prescindendo poi nello specifico dal concreto pericolo di reiterazione del comportamento lesivo o dalla coscienza che si raggiunge della lesività stessa.

Scopo preventivo e interventivo

La misura in questione si  configura come tutela protettiva verso i figli, ed ha carattere sanzionatorio” per gli inadempimenti già commessi dal genitore (o entrambi), ma anche potenzialmente preventivo, in quanto miranti ad evitare la ripetizione delle condotte che apportano nocumento o che già hanno arrecato il danno ai figli. Lo strumento può essere applicato anche come mezzo per tutela dello sviluppo psico-fisico del bambino qualora si accerti uno “stato di abbandono” da parte del o dei genitori. Il fatto che la decadenza dalla responsabilità genitoriale si ispiri alla esigenza d’ordine pubblico di garantire una evoluzione normale e costruttiva della personalità minorile, consente di ritenere che possa essere adottata d’ufficio, anche contro la volontà delle parti, poiché la tutela degli aspetti esposti potrebbe essere di fatto vanificata se dovesse dipendere dalla scelta di chi sulla prole stessa esercita la potestà.

Obbligo di mantenimento

La decadenza che, si badi bene, non fa venir meno l’obbligo di mantenimento dei figli (LEGGI ANCHE: Separazione e figli: cosa significa bigenitorialità e mantenimento ), né preclude la commissione del reato di cui all’art. 570, comma I e II, cod. pen., può essere disposta indipendentemente dalla circostanza che il genitore abbia agito con la coscienza o meno delle condotte lesive, ovvero con colpa o con dolo.

Azioni di supporto

Anche il concetto dell’attualità della condotta pregiudizievole non esclude la possibilità di futura cattiva condotta, laddove è ravvisato un rischio che possa futuramente presentarsi il pericolo. Il giudice, in questi casi, nel pronunciarsi, deve esprimere una previsione sull’effettiva ed attuale possibilità di recupero, attraverso un percorso di crescita e sviluppo delle capacità e competenze genitoriali, magari accompagnate dal supporto di professionisti, servizi territoriali ed eventuali figure di persone affini o parenti, con riferimento alla elaborazione, da parte dei genitori, di un progetto, di assunzione della responsabilità genitoriale per parte loro, caratterizzata da cura, accadimento e infine coabitazione con il minore.

Valutazione caso per caso

Per la gravità delle conseguenze sorgenti dalla decadenza, il giudice deve esaminare in concreto ogni singolo elemento di fatto, proprio tenendo conto che, anche qualora la condotta del genitore risultasse pregiudizievole per il minore, il giudice non potrà adottare provvedimenti limitativi della potestà nel momento in cui, ad esempio, si verifichi la possibilità che, eventuali tali estremi provvedimenti, quali distacco e allontanamento, possano costituire fonte di un maggior danno per il figlio stesso.