Furbetti del cartellino: cosa si rischia dopo l’intervento della Cassazione

Furbetti del cartellino: Stretta dura da parte della Cassazione per i dipendenti pubblici assenteisti. E’ reato anche senza danno concreto alla Pubblica Amministrazione

Con l’introduzione dell’art. 55 quinquies del D. Lgs. 165/2001 è stato configurato uno specifico reato per i dipendenti pubblici assenteisti.

L’articolo in questione, al comma 1, sancisce che “fermo quanto previsto dal codice penale, il lavoratore dipendente di una pubblica amministrazione che attesta falsamente la propria presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente, ovvero giustifica l’assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o falsamente attestante uno stato di malattia è punito con la reclusione da uno a cinque ani e con la multa da euro 400 ad euro 1.600. La medesima pena si applica  al medico e a chiunque altro concorre nella commissione del delitto”.

Questa fattispecie è stata ritenuta distinta, secondo costante giurisprudenza alla truffa aggravata commessa ai danni dello Stato da parte del pubblico dipendente (art. 640, comma 2 n. 1, c.p.) in quanto non sussiste rapporto di specialità tra le due norme poiché le condotte punibili sono distinte.

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Difatti, la condotta punibile dall’art. 55 quinquies consiste nell’attestare falsamente la presenza nel luogo di lavoro o nell’attestarne falsamente l’assenza giustificata, mentre la condotta perseguibile mediane l’applicazione della truffa aggravata viene posto l’accento sull’induzione in errore e sull’ingiusto profitto, come richiesto dalla norma.

Tra le due norme sussiste dunque un concorso materiale, come chiarito anche dalla Corte di Cassazione Penale, con Sentenza n. 45947/2019. Inoltre, come rilevato dalla Cassazione Penale, sez. II, sentenza 10/09/2008 n. 35058, “commette il reato di falso ideologico il pubblico dipendente che, in concorso o inducendo in errore i soggetti ai quali la pubblica amministrazione ha affidato la funzione di attestare l’orario di lavoro dei dipendenti, dichiara falsamente la propria presenza sul posto di lavoro. E’ irrilevante che il dipendente, che attesta falsamente la sua presenza sul luogo di lavoro, abbia compiuto e portato a termine le sue mansioni, in quanto trattandosi di rapporto di subordinazione l’obbligazione non è di risultato e l’ assenza dal posto di lavoro determina necessariamente un danno patrimoniale per l’ente”.

Tra le conseguenze del comportamento posto in essere dal pubblico dipendente, poi, il predetto decreto legislativo, annovera anche sanzioni disciplinari e sanzioni di natura amministrativa, ivi compreso il licenziamento del dipendente.