Accettazione con beneficio di inventario: che fare in caso di accertamento

Quali sono i limiti dei poteri di accertamento del giudice Tributario quando viene notificato un avviso di accertamento agli eredi del debitore ceduto in presenza di  accettazione con beneficio di inventario.

Il caso

La questione è stata affrontata dalla Cassazione con la sentenza n. 22571 del 2021.
Gli eredi hanno impugnato l’avviso di accertamento contestando di avere accettato con beneficio di inventario e opponendo l’incapienza del patrimonio del de cuius a soddisfare il credito erariale.
Ai sensi dell’art. 490 c.c.: “L’effetto del beneficio di inventario consiste nel tenere distinto il patrimonio del defunto da quello dell’erede”, quindi “l’erede non è tenuto al pagamento dei debiti ereditari e dei legati oltre il valore dei beni a lui pervenuti”.

L’erede può far valere l’interesse alla separazione del proprio patrimonio personale con quello ereditario in sede di proposizione del ricorso avverso l’avviso di accertamento per il pagamento dei debiti ereditari?

L’avviso di accertamento identifica il soggetto passivo dell’obbligazione tributaria già sussistente nei confronti del de cuius ed individua l’entità del debito tributario che, per effetto del fenomeno successorio, viene ora richiesto al successore ereditario.

La Cassazione, Sez. Un., 12 marzo 2013, n. 6070 ha stabilito che “Il successore che risponde solo intra vires dei debiti trasmessigli non cessa, per questo, di essere un successore; e se il suaccennato limite di responsabilità dovesse rendere evidente l’inutilità per il creditore di far valere le proprie ragioni nei confronti del socio, ciò si rifletterebbe sul requisito dell’interesse ad agire (ma si tenga presente che il creditore potrebbe avere comunque interesse all’accertamento del proprio diritto, ad esempio in funzione dell’escussione di garanzie) ma non sulla legittimazione passiva del socio medesimo”.
L’eventuale contestazione dell’avvenuta accettazione dell’eredità con beneficio di inventario e, quindi, della limitazione della propria responsabilità entro i limiti del patrimonio ereditario, non attiene al giudizio con il quale si contesta la legittimità della pretesa fatta valere con l’avviso di accertamento.

Se si impugna la cartella di pagamento?

Solo in sede di impugnazione della cartella di pagamento, che costituisce l’atto di riscossione con il quale l’amministrazione finanziaria viene concretamente a determinare la pretesa esecutiva (Cass., sez. Un., 14 aprile 2020, n. 7822) l’erede è ammesso a contestare:

  • l’irregolarità formale;
  • il diritto del creditore di procedere esecutivamente, introducendo contenuti analoghi a quelli rientranti nell’opposizione all’esecuzione, introducendo la questione relativa alla capienza o meno del patrimonio ereditario a far fronte ai debiti tributari;
  •  sotto questo ultimo profilo può sollevare la questione relativa ai limiti dell’azione di riscossione che spetta al giudice tributario definire (come anche ha avuto modo di stabilire la Cassazione S.U. 16 dicembre 2020, n. 28709 con riferimento alla violazione del principio del beneficium excussionis)

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Conclusione

L’accettazione con beneficio di inventario da parte degli eredi non preclude all’amministrazione finanziaria di accertare l’obbligazione tributaria del de cuius e, quindi, l’an ed il quantum debeatur, fermo restando che la pretesa esecutiva dovrà essere compiuta tenendo conto, eventualmente, della responsabilità limitata al patrimonio del defunto.