La sentenza di assoluzione : il migliore degli esiti possibili

La sentenza di assoluzione ex art. 530 c.p.p. è quello che all’esito di un processo penale si spera sempre di sentire pronunciare

La sentenza di assoluzione viene pronunciata in caso di proscioglimento dell’imputato dalle accuse che gli sono state mosse.
Si tratta sempre di una sentenza di merito che giunge alla conclusione del proscioglimento perché:

“il fatto non sussiste”

“l’imputato non lo ha commesso”

“il fatto non costituisce reato”

“il fatto non è previsto dalla legge come reato”

“il reato è stato commesso da persona non imputabile o non punibile per un’altra ragione”

Lart.530 del Codice di procedura civile

Dispone l’art. 530 c.p.p.

1. Se il fatto non sussiste, se l’imputato non lo ha commesso, se il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato ovvero se il reato è stato commesso da persona non imputabile o non punibile per un’altra ragione, il giudice pronuncia sentenza di assoluzione indicandone la causa nel dispositivo.

2. Il giudice pronuncia sentenza di assoluzione anche quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che l’imputato lo ha commesso, che il fatto costituisce reato o che il reato è stato commesso da persona imputabile.

3. Se vi è la prova che il fatto è stato commesso in presenza di una causa di giustificazione o di una causa personale di non punibilità ovvero vi è dubbio sull’esistenza delle stesse, il giudice pronuncia sentenza di assoluzione a norma del comma 1.

4. Con la sentenza di assoluzione il giudice applica, nei casi previsti dalla legge, le misure di sicurezza.

Si evince chiaramente dalla formulazione dell’articolo 530 c.p.p. che, in caso di impossibilità a raggiungere un accertamento della colpevolezza, dovrà essere pronunciata la formula di accertamento dell’innocenza come prevede il comma 1, ciò in quanto tutti gli elementi devono condurre ad una certezza e ad una decisione che vada “al di là di ogni ragionevole dubbio”.

D’altro canto, con il processo penale, è in gioco il bene più prezioso degli esseri umani, cioè la libertà della persona, pertanto, le decisioni devono essere supportate da prove che non lasciano spazio a dubbi.

Le formule

Ovviamente, le formule di assoluzione più ampia e maggiormente ambite sono “il fatto non sussiste” e ”l’imputato non ha commesso il fatto” perché negano il presupposto storico dell’accusa, cioè l’esistenza stessa del fatto e il coinvolgimento dell’imputato, così da scagionarlo totalmente.

Diversamente la formula “Il fatto non costituisce reato” non esclude il fatto storico, cioè l’accadimento, che è invece avvenuto ed è stato anche commesso dall’imputato, ma non si configura il reato (es. tizio è accusato di furto ma in realtà ha solo preso l’oggetto in prestito), oppure è ritenuta esistente una causa di giustificazione (es. legittima difesa).

Analogamente, “il fatto non è previsto dalla legge come reato” significa che il fatto è accaduto e l’imputato lo ha compiuto, ma è stato ad esempio depenalizzato.

La scelta

In ogni caso, per poter valutare l’applicazione della esatta formula di assoluzione, il giudice deve innanzitutto stabilire se il “fatto” sussiste nei suoi elementi oggettivi (condotta, evento, rapporto di causalità) e solo in caso di accertamento affermativo, procederà all’esame degli altri elementi (imputabilità, dolo, colpa, condizioni obiettive di punibilità, etc.) per valutare la sussistenza del reato.

Se l’imputato è non punibile o non imputabile, questo viene indicato nella sentenza di assoluzione, ma comunque solo dopo l’esame del merito e sempre che non vi siano dubbi che sia stato commesso dal non imputabile o dal non punibile.

Come indicato al comma 2 , anche l’insufficienza di prove equivale a alla mancanza assoluta di prove ed è motivo di assoluzione, non potendosi certo procedere ad una condanna senza le prove sufficienti.

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Per quanto riguarda invece la contraddittorietà della prova, la situazione si ha quando l le prove a carico dell’imputato ci sono, ma ci sono anche altre prove contrapposte a discarico, di conseguenza, non si ha la certezza processuale “al di là di ogni ragionevole dubbio”, pertanto deve essere pronunciata l’assoluzione.

Riguardo il comma 4 invece, solo in tre ipotesi il giudice può disporre le misure di sicurezza ivi citate, nonostante vi sia stata assoluzione dell’imputato: nel reato impossibile (art. 49 c.p.), nell’accordo per commettere un delitto, ma questo non viene poi commesso, nell’istigazione a commettere un delitto, quando l’istigazione non viene accolta (art. 115, commi 2 e 4 c.p.)