Ecco il nuovo mostro che sta prendendo vita ed è già entrato in molti di noi

L’odio sociale tra lacune normative, social media ed “effetto pandemico” nello scenario mondiale. Il mostro che ci conquisterà

L’odio sociale tra lacune normative, social media ed “effetto pandemico”: mostro o frutto delle mancanze?

Stiamo vivendo ormai da più di un anno una crisi pandemica mondiale, che si riversa e si insinua globalmente nel tessuto socio economico in maniera sempre più radicale. A colpire così, non è più tanto la sua estensione geografica, ma soprattutto l’evidenza del suo essere ormai pericolosamente penetrata nella nostra storia.

Se in un primo momento tuttavia, la nostra attenzione e tutte le forze disponibili, si sono concentrate nell’ abbattimento del contagio e nella cura della malattia, oltre che nell’arginare il prevedibile terremoto economico che la diffusione pandemica del virus ha innescato, oggi la nuova realtà nella quale dobbiamo vivere (o “sopravvivere”), ci impone di aprire gli occhi in relazione alle subdole conseguenze sociali che evaporano da una compressione innaturale della vita e delle relazioni umane,  così quanto dall’ impoverimento al quale purtroppo non si è riuscito a far fronte ad oggi in maniera adeguata.

Parliamo oggi di odio sociale, o di quel fenomeno che più genericamente viene definito con il vocabolo anglosassone “Hating”. Ne abbiamo sentito parlare già da anni con l’avvento della nuova era social e di tutto il mondo della nuova comunicazione che ormai ruota intorno a questi strumenti. Abbiamo la consapevolezza quindi, che non si tratta di un fenomeno che possiamo banalmente legare alla crisi sanitaria e alle reclusioni a singhiozzo della quale siamo protagonisti da un tempo ormai prolungato.

 

Ma se i recentissimi dati e gli episodi di cronaca sempre più frequenti, che vedono spesso giovanissimi protagonisti di aggressioni brutali e spesso immotivate, fossero una orribile e pericolosissima spia che la pandemia sta generando un nuovo “mostro”, o forse sta semplicemente nutrendo velocemente un inquietante fenomeno che stava già prendendo forma, grazie alla nuova era comunicativa e globale e facilitato dalle lacune normative degli Stati, non sarebbe allora questa un’ urgenza ove occorre investire tempo, progetti e danaro?

Le norme

Partiamo dall’impianto normativo esistente: In Italia attualmente la legge Mancino n.205 del 25 giugno del 1993, punisce i reati fondati su un impulso “odiatore” correlato ad etnia, culto religioso e nazionalità della persona bersaglio (target crimes) dello stesso impulso. La pena che viene prevista si concretizza sia per fattispecie di incitazione o commissione di atti discriminatori (per i quali si prevede la reclusione o la multa) , sia per atti di violenza o provocazione alla violenza ( per la quale la legge prevede la reclusione da sei mesi a quattro anni). Ma l’ evoluzione secondo schemi nuovissimi della società, come sempre accade nella storia dell’umanità, richiede che il diritto, per essere un sostegno e una guida valida, recepisca i nuovi impulsi, in positivo e purtroppo, anche in negativo da sanzionare e scoraggiare. E’ per questo che proprio in questi giorni a seguito anche di recentissimi episodi di cronaca gravissima come l’ uccisione del ventunenne Willy Monteiro Duarte a Colleferro (Roma) o il pestaggio della coppia omosessuale presso la stazione metro di Valle Aurelia a Roma, si punta a sottolineare l’ urgenza di una normativa che possa ampliare le fattispecie che configurano il reato.

A far emergere le nuove forme di ostilità, che sicuramente hanno preso forma negli ultimi decenni dalla reazione ai cambiamenti, è anche la nuova realtà “amplificata” creata dall’ era social media e web. Ma se da un lato fortunatamente, questa realtà ci ha anche aiutato a gridare l’ impulso per il riconoscimento di diritti civili trascurati e le nuove emergenze sociali, dall’ altro, approfittando del fenomeno “dell’identità anonima” che crea, ha dato forza allo sfogo della violenza gratuita e deresponsabilizzata. E’ in questo magma che non sempre l’impianto normativo risponde con la stessa immediatezza o uniformità.

In questi giorni abbiamo assistito ad una vera e propria mobilitazione del mondo dello spettacolo e della politica e non solo, che ha viaggiato attraverso social e media per l’ approvazione del così conosciuto “DDL Zan” contro i reati di omofobia e trans omofobia.

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Un nuovo “cavallo di troia”

Senza entrare nella discussione di merito sul testo e sui temi è sicuramente un passo in avanti, se lo consideriamo come un’evoluzione sulla sinergia tra impianto di norme e bisogni di legittimazione e tutela delle persone. Ottimo se lo consideriamo un grido di attenzione, o un “cavallo di Troia normativo”.

Ma ci sono molti temi discriminatori (sessismo, misoginia ad esempio) che rischiano di determinare bersagli, bersagli tuttavia non così nuovi, che potrebbero però diventare obiettivo del bisogno di trovare un nemico da aggredire sul social o di persona, oppure di consolidare vecchie macchine che affondano le radici in sistemi discriminatori molto ampi e strumentali ad alcune Lobbie.

Possiamo salvarci: il mostro si può vincere

Abbiamo parlato di norme e progetti. Chiudiamo quindi accendendo un riflettore sul futuro. E’ di questi giorni la notizia che si è abbassata la soglia di età delle persone che provano impulsi o pensieri lesionisti, probabilmente è per questo che abbiamo bisogno di normative agili per intervenire e di progetti da dare come alternativa a questa tendenza esacerbata da isolamento e solitudine, soprattutto nel mondo giovanile, investiamo parte delle risorse destinate ad abbattere gli effetti nefasti della pandemia, per “abbattere” questo mostro che sta prendendo vita tra le nuove generazioni, anche grazie a questa crisi sanitaria.